Lo spettacolo ricalca per quadri simbolici il primo doppio album dei Genesis, unico concept album e anche ultimo lavoro della band nella sua formazione storica con Peter Gabriel.

Rael, protagonista di questa incredibile storia, ci trascina in un viaggio metafisico, con i suoi ricordi di bullo di strada incalzato dalla necessità di rigenerazione rispetto ad una società che lo costringe al conformismo, a puntare i propri aculei verso gli altri. Saper cogliere la strada giusta nella propria vita è però solo il frutto di un’intuizione, una brezza che ci conduce e il coraggio che dobbiamo avere per saperla cogliere deve essere spogliato dalla paura della morte e dall’abbagliante frivolezza di ciò che è materiale. La strada che ci conduce alla rigenerazione è quella che ci permette di superare i nostri limiti, le nostre paure, entrando in simbiotica empatia con ciò che ci circonda.

Questo spettacolo catapulterà lo spettatore in un onirico viaggio introspettivo, di dolore, crescita, rinascita e pace: questo è il viaggio di Rael, questo è il viaggio simbolico di ciascuno di noi.

L’ideazione e la produzione dello spettacolo sono di Luigi Caiola.

Scrittura scenica Luigi Caiola e Claudio Morici

Direzione Musicale Nanni Civitenga

Coreografie Cristiano Fagioli e Cristina Ledi

LA STORIA

Prima Parte

Broadway (NY), 1974. Rael é un ragazzo portoricano appena uscito dal riformatorio che, di ritorno da una delle sue scorribande notturne, al primo mattino, sbuca da un sottopassaggio pedonale di Manhattan, dopo aver lasciato sui muri della città la propria firma con la vernice spray. Mentre attraversa Broadway, vede un agnello sdraiato sulla strada fra i vapori dei riscaldamenti dei sotterranei; i vapori si fanno sempre più fitti e sembrano improvvisamente solidificarsi fino ad assumere le sembianze di un imponente muro che si abbatte su Time Square. Rael finisce inevitabilmente contro il muro e mentre sotto di lui la strada si apre trascinandolo in una dimensione spazio temporale sotterranea, si sentono gli echi della città e si vedono i volti dei personaggi di Broadway sopra di lui.

Precipitato in una caverna sotterranea, Rael viene inghiottito da un bozzolo di lana; confuso, non riesce a stabilire se sia morto o se sia un sogno, in qualche maniera comunque sente che la vita scorre ancora dentro di lui. Si assopisce, ed entra rapidamente in uno stato di alterazione, mentre il bozzolo si solidifica e prende la forma di una gabbia rocciosa che preme sulla sua pelle, trascinandolo in una paura liquida, acida, amara. In preda al panico e alla rabbia, con lo stomaco che si contorce tra i bruciori, le labbra secche, la gola asciutta, Rael si accorge che la sua non è l’unica gabbia, mace ne sono molte altre, unite fra di loro a formare una stella i cui prigionieri sembrano essere intrappolati dai loro legami, dai loro ricordi. Con sua sorpresa, Rael vede suo fratello John libero dalle gabbie e lo prega di aiutarlo ad uscire; lui si volta a guadarlo, in silenzio, una lacrima di sangue gli scorre sulla guancia e poi, senza dire una parola, lo abbandona al suo destino e svanisce nel nulla.

Sempre più disperato Rael sente il suo corpo girare e ruotare intorno vorticosamente finché, al culmine del deliro, d’improvviso, sente un fischio e si ritrova all’interno di una fabbrica misteriosa, dove in una catena di montaggio vengono assemblati esseri umani inanimati, privati dei loro ricordi che, dopo essere stati impacchettati, si preparano alla loro missione di rappresentanti di commercio a cui sono stati predestinati, senza che sia stato loro concesso alcun libero arbitrio, indossando slogan e numeri assegnati; rivede anche suo fratello John, con il numero 9 sulle spalle.

Rael è un privilegiato rispetto a tutti quegli esseri umani: può ancora decidere il suo destino. In effetti Rael non è per nulla pentito della sua vita e degli atti teppistici che ha compiuto, anzi rivendica quasi con orgoglio il proprio rapporto con la morte e la paura; il suo cuore è stato avvolto da una coltre di peli che lo isolano da qualsiasi tipo di emozione come un porcospino, che se lo stringi ti ferisce le mani con i suoi aculei affilati. Ma ora è il momento di radere il suo cuore, di liberarlo dall’oscurità che lo pervade per provare ad amare. Rael ricorda i suoi primi approcci con l’altro sesso, mettendo in evidenza la goffaggine con cui, come tanti adolescenti, si presentò al fatidico e tanto atteso primo appuntamento dopo essersi documentato sulle zone erogene femminili, per poi vedere i suoi sogni da Casanova naufragare miseramente.

Mentre ripercorre con la mente la sua vita nel mondo di sopra, il suo viaggio nel mondo di sotto lo conduce in un buio corridoio rosso ocra; sente sotto i suoi piedi una soffice e calda lana sulla quale delle creature intrappolate nella celluloide strisciano lentamente verso una pesante porta di legno mormorando: “Dobbiamo entrare per poter uscire”. Oltre la porta si trova una scala a chiocciola che sale a perdita d’occhio; è l’interminabile scala a chiocciola della vita. Inizia a salire i gradini, che lo portano in una specie di arena dove ci sono 32 porte; dagli spalti una moltitudine di persone, tra cui i suoi genitori, suggerisce a Real la porta giusta per raggiungere la libertà, ma tutte le scelte si rivelano sbagliate e lui si ritrova puntualmente al punto di partenza. Di chi può fidarsi? La prima parte si chiude con Rael che invoca:’’Portami via!’’

Seconda Parte

Rael si trova ancora nella Stanza delle 32 porte, confuso dagli inattendibili consigli della folla che lo circonda; ad un tratto sente una timida voce femminile: e Liliwhite Lilith che lo implora di aiutarla ad uscire dalla folla, poichè lei è cieca; ma la misteriosa fanciulla dalla pelle candida, sul cui volto brilla la luna, sa di poter trovare l’uscita seguendo la direzione da cui proviene una piacevole brezza. Rael sente di potersi fidare di lei e insieme attraversano la porta che si rivela essere quella giusta, conducendoli in una caverna oscura, quasi una sala d’attesa, dove Lilith lo lascia da solo: “Stanno venendo per te, ora non aver paura”. Nell’oscurità, accompagnati da un ronzio che si avvicina minacciosamente, due globi luminescenti si avvicinano rapidamente emanando una luce bianca accecante: è il sopraggiungere di un treno; il treno della morte? In realtà si tratta dell’Anestesista Sovrannaturale, che è venuto per preparare Real al suo prossimo incontro.

Dopo essere stato anestetizzato, Rael attraversa un lungo corridoio appena illuminato da un lampadario, giungendo in una magnifica sala con una piscina riempita con una profumata acqua di rose, avvolta da un sottile strato di nebbia. Improvvisamente l’acqua rosa della piscina si increspa, rivelando una inattesa compagnia: dal sottile strato di nebbia emergono tre sinistre creature, le Lamia, tre serpenti color vermiglio dallo splendido volto di donna. Lasciando alle spalle ogni timore, confidando nella loro bellezza, Rael si immerge nella piscina lasciandosi avviluppare dalle languide donne- serpente che si avvinghiano a lui mordono la sua carne; Rael non prova alcun tipo di dolore. Al contatto con il suo sangue, le tre creature iniziano a contorcersi, in preda a violenti spasmi che le portano ad una rapida morte. “Tutte noi ti abbiamo amato, Rael” è il loro ultimo lamento. Lui accarezza le loro chiome ormai impallidite, mentre l’acqua si fa gelida e blu e le luci si abbassano: l’amaro raccolto della bellezza morente. In realtà le Lamia rinasceranno a nuova vita e ripeteranno in eterno la loro mortale danza amorosa.

Lasciata la piscina delle Lamia, Rael si trova in mezzo ad una colonia di creature deformi, amorfe: la Colonia degli Slippermen. La loro condizione è una punizione per aver ceduto alle lussuriose lusinghe delle tre Lamie e lui diventerà esattamente come loro se non si libererà dei suoi desideri morbosi. Uno degli amorfi gli consiglia di raggiungere suo fratello John, anche lui finito tra gli Slippermen, per ricorre insieme a lui ad una drastica soluzione: il fantomatico Dottor Dyper, infatti, esegue castrazioni chirurgiche in modo che i volontari non caschino mai più in tentazioni carnali. Real raggiunge John per sottoporsi all’operazione del Dottor Dyper, conservando il suo organo genitale in un contenitore di plastica giallo. Di colpo un enorme Corvo, con una rapace picchiata, piomba giù dal cielo e ruba dalle mani di Rael il contenitore giallo e con esso il prezioso contenuto. Sconvolto, Rael chiede aiuto al fratello, ma ancora una volta John si rifiuta di aiutarlo.

Rael si mette all’inseguimento dell’enorme uccellaccio nero, attraversando un tortuoso ed angusto tunnel che sbocca su un burrone attraversato da un fiume impetuoso dove fa appena in tempo a vedere il corvo gigante mentre lascia cadere nel fiume il prezioso involucro che viene portato via dalla corrente. Al colmo della disperazione, Rael vede aprirsi sopra di lui uno stretto passaggio che porta ad una finestra da cui riesce a scorgere la sua vecchia casa, i caotici rumori metropolitani di Broadway e l’odore acre della sua fida bomboletta spray. E’ questa l’agognata via di fuga? Il passaggio si sta rapidamente assottigliando, quando un grido disperato attrae la sua attenzione: i vortici della corrente stanno risucchiando John; Rael ha poco tempo per decidere; precedentemente aveva depilato il suo cuore e ora prova dei sentimenti; la sua coscienza lo induce a salvare John, mentre le luci di Broadway si spengono definitivamente e il passaggio si chiude. Portato in salvo il fratello, Rael scopre che il volto di John è identico al suo, come se fosse riflesso in uno specchio. Dunque John è lui stesso, l’altra parte di sé. Rael capisce che niente è davvero definito; lui ha perso la sua virilità, ma nonprova sofferenza; tutto è neutro e nessuna cosa appartiene ad alcun genere; tutto è IT (esso)….I loro corpi si dissolvono in una nebbia purpureasenza lasciare traccia

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